Chi arriva in Calabria per Tropea e Capo Vaticano guarda quasi sempre verso il mare. Alle sue spalle, però, a poche decine di chilometri e a più di settecento metri di quota, si apre un territorio che quasi nessun itinerario turistico nomina. Il Monte Poro è l’altopiano che domina la costa del Vibonese: un pianoro esteso di prati, pascoli e coltivi, affacciato da un lato sul Tirreno e dall’altro sull’entroterra delle Serre, ed è il luogo in cui è nata la ‘Nduja.
Non è una montagna nel senso classico. È un rilievo tondeggiante, largo, dai profili morbidi, che culmina poco sopra i seicento metri nel punto più alto ma che si percepisce come un altipiano continuo. Dall’alto si vedono contemporaneamente il mare, le Eolie nelle giornate limpide e, verso sud, lo Stretto.
Questa posizione — alto ma vicinissimo al mare — non è un dettaglio paesaggistico. È la ragione per cui su questo altopiano si è sviluppata una tradizione alimentare precisa: salumi stagionati, formaggi di pecora e di capra, allevamento allo stato semi-brado. In questa guida raccontiamo il Monte Poro per quello che è: un territorio, un clima, una cultura del cibo e un luogo che si può visitare.
Dove si trova il Monte Poro
Il Monte Poro occupa la parte occidentale della provincia di Vibo Valentia, in Calabria. È delimitato a ovest e a nord dal mar Tirreno, a est dalla piana di Vibo e dalle prime propaggini delle Serre, a sud dalla valle del Mesima.
L’altopiano si affaccia direttamente sul tratto di costa noto come Costa degli Dei, quella che va da Pizzo a Nicotera passando per Tropea, Capo Vaticano e Ricadi. Dal punto di vista di chi viaggia, questo significa che dalle spiagge più famose della regione si sale sull’altopiano in mezz’ora scarsa di auto.
I comuni dell’altopiano
Sul Poro e nelle sue immediate pendici si distribuiscono diversi comuni, ognuno con un carattere proprio. Spilinga è il paese della ‘Nduja e ospita la sagra che ogni agosto porta migliaia di persone sull’altopiano. Zungri è noto per l’insediamento rupestre delle Grotte degli Sbariati, scavate nella roccia. Nicotera affaccia sul golfo di Gioia Tauro con il suo centro storico e il castello. Mileto conserva la memoria della prima capitale normanna del Sud. Rombiolo, Joppolo, Drapia e Ricadi completano il quadro tra altopiano e costa.
Come si arriva
Si sale dalla costa lungo strade provinciali che partono da Tropea, Ricadi o Nicotera, oppure dall’interno risalendo da Vibo Valentia. L’uscita autostradale di riferimento sulla A2 è Rosarno o Pizzo, a seconda della direzione. Gli aeroporti più vicini sono Lamezia Terme e Reggio Calabria.
Non esistono impianti o infrastrutture turistiche di rilievo: il Poro si gira in auto, fermandosi nei paesi e ai punti panoramici.
Il clima del Monte Poro e perché conta
Questo è il punto centrale, e spiega tutto il resto.
L’altopiano si trova in una condizione geografica poco comune: quote sopra i settecento metri, ma a pochi chilometri in linea d’aria dal mare. Ne deriva un microclima particolare, con caratteristiche che i produttori locali conoscono da generazioni.
Aria asciutta e ventilata
Sul Poro il vento non manca quasi mai — non a caso il crinale ospita impianti eolici visibili da lontano. L’aria è asciutta e in movimento costante, condizione decisiva per l’asciugatura e la stagionatura dei salumi, che richiedono ventilazione senza umidità stagnante.
Forte escursione termica
La differenza tra le temperature diurne e notturne è marcata, molto più che sulla costa sottostante. È un fattore che accompagna la maturazione lenta dei prodotti stagionati e che sulla vegetazione produce erbe e pascoli dal profilo aromatico intenso.
Inverni freddi senza estremi
Le temperature invernali scendono a sufficienza per lavorare il maiale secondo la tradizione, ma la vicinanza del mare smorza gli estremi. È l’equilibrio che rende possibile la norcineria artigianale senza celle refrigerate.
Il risultato
Aria, escursione e temperature stabili sono esattamente le condizioni che servono a un salume crudo per stagionare bene. È per questo che la ‘Nduja è nata qui e non altrove, e per questo che sull’altopiano si è consolidata una tradizione casearia ricca.
I prodotti del Monte Poro
L’altopiano ha una vocazione agroalimentare precisa, costruita su allevamento e trasformazione.
La ‘Nduja
È il prodotto che ha reso noto questo territorio. Nasce a Spilinga come salume di recupero delle parti grasse del maiale, impastate con abbondante peperoncino e insaccate in budello naturale. Stagiona per mesi nell’aria dell’altopiano fino a diventare rossa, morbida e spalmabile. Se volete capire il processo nel dettaglio, lo abbiamo raccontato nell’articolo su come si fa la ‘Nduja.
Una precisazione doverosa: la ‘Nduja prodotta a Spilinga non dispone oggi di una denominazione geografica riconosciuta a livello europeo. L’iter è stato avviato ma non è concluso, e chi vi racconta il contrario sbaglia.
I formaggi
Il Poro è terra di pascoli, e i pascoli fanno il formaggio. Il pecorino del Poro è il più caratteristico: latte di pecora, stagionatura in ambienti freschi, sapore che riflette le erbe dell’altopiano. Accanto a lui la ricotta, la provola affumicata, il butirro e le paste filate della tradizione.
Gli altri salumi
La norcineria del Poro non finisce con la ‘Nduja. Soppressata, capocollo, spianata, pancetta e salsiccia stagionata compongono un repertorio completo, che abbiamo raccolto nella guida ai salumi calabresi.
L’olio, gli ortaggi e il resto
Gli uliveti coprono le pendici verso il mare, e l’olio extravergine dell’area ha caratteri decisi. Sulle pendici costiere si coltiva la cipolla rossa di Tropea, mentre l’altopiano dà cereali, legumi e ortaggi da cui nascono i piatti tipici della zona.
Cosa vedere sul Monte Poro
Non aspettatevi monumenti celebri: il valore del Poro sta nel paesaggio, nei borghi e in ciò che si mangia. Ecco cosa vale la pena.
I punti panoramici
Il crinale dell’altopiano offre affacci ampi sul Tirreno. Nelle giornate limpide si distinguono le isole Eolie con lo Stromboli, e verso sud si intuisce lo Stretto di Messina. Il tramonto dall’alto, con il mare sotto e le pale eoliche sul crinale, è la ragione principale per salire.
Le Grotte degli Sbariati a Zungri
Un insediamento rupestre scavato nella roccia arenaria, con decine di ambienti collegati. È il sito archeologico più interessante dell’altopiano ed è visitabile.
I borghi
Spilinga, Rombiolo, Drapia, Joppolo: paesi piccoli, con centri storici raccolti e ritmi lenti. Non sono borghi “sistemati” per il turismo, ed è parte del loro interesse.
La Sagra della ‘Nduja
Si tiene a Spilinga in agosto ed è l’evento che porta più persone sull’altopiano. Trovate i dettagli nella pagina dedicata alla sagra della ‘Nduja di Spilinga.
La costa a portata di mano
Il vantaggio del Poro è che il mare è vicinissimo. In mezz’ora si scende a Tropea, a Capo Vaticano, a Zambrone o a Briatico. È il motivo per cui l’altopiano funziona bene come mezza giornata dentro una vacanza di mare.
L’allevamento e i pascoli: la base di tutto
Il carattere dei prodotti del Poro nasce prima della trasformazione, nei campi.
Pascoli d’altura a due passi dal mare
L’altopiano è coperto da prati e pascoli su cui pascolano pecore, capre e bovini. L’esposizione, l’altitudine e il vento marino producono una flora spontanea ricca e aromatica, che passa nel latte e da lì nei formaggi. È il meccanismo che rende un pecorino d’altura diverso da uno di pianura anche a parità di lavorazione.
La tradizione suina
L’allevamento del maiale è parte della cultura contadina di questo territorio da secoli, con una presenza storica di razze rustiche locali adatte all’allevamento semi-brado. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul suino nero di Calabria. L’uccisione del maiale nei mesi freddi e la trasformazione collettiva delle carni sono ancora oggi, in molte famiglie dell’altopiano, un appuntamento sociale prima che produttivo.
Un’agricoltura di piccola scala
Le aziende del Poro sono in prevalenza piccole e a conduzione familiare. È un limite in termini di volumi e un vantaggio in termini di qualità e tracciabilità: la filiera è corta perché il territorio è piccolo.
Quando visitare il Monte Poro
Ogni stagione offre qualcosa di diverso, e vale la pena saperlo prima di scegliere.
La primavera è forse il periodo migliore: i pascoli sono verdi e fioriti, le temperature sono miti e la visibilità sul mare è ottima. È anche la stagione in cui la produzione casearia è al massimo.
In estate l’altopiano diventa il rifugio fresco di chi sta al mare: mentre sulla costa si superano i trentacinque gradi, sul Poro si respira. È il periodo della sagra e della maggiore animazione nei paesi.
L’autunno porta luce calda, colori intensi e meno persone. È la stagione della raccolta delle olive e dei primi lavori legati alla stagionatura.
L’inverno è il periodo del maiale e della norcineria, ma anche quello meno agevole: giornate corte, nebbia frequente sull’altopiano, molte attività chiuse. Va bene per chi cerca l’aspetto produttivo, meno per chi cerca il paesaggio.
Un itinerario di una giornata sull’altopiano
Se avete una giornata e partite dalla costa, questo è un percorso che funziona e che si adatta facilmente.
Mattina: la salita e Zungri
Si parte da Tropea o Ricadi e si sale lungo le provinciali. Il cambio di paesaggio è netto: in pochi chilometri si passa dalla macchia mediterranea e dai bougainville della costa ai prati aperti e ai coltivi dell’altopiano. Prima tappa a Zungri, per l’insediamento rupestre delle Grotte degli Sbariati: serve un’ora abbondante, comprese le scale.
Tarda mattina: Spilinga
Da Zungri si prosegue verso Spilinga, il paese della ‘Nduja. È un centro piccolo, che si gira a piedi in poco tempo. Se il vostro interesse è capire da dove viene il prodotto, questo è il posto: chiedete, molti sono contenti di raccontare.
Pranzo
Le trattorie dell’altopiano fanno cucina di territorio senza troppe intenzioni: antipasto di salumi e formaggi locali, un primo di pasta fresca condito con sugo di maiale o con la ‘Nduja, un secondo di carne. Le porzioni sono generose e i prezzi contenuti rispetto alla costa.
Pomeriggio: il crinale e i panorami
Il pomeriggio è il momento delle strade panoramiche. Si percorre il crinale tra i campi e le pale eoliche, fermandosi dove la vista si apre. Verso ovest il Tirreno, con le Eolie all’orizzonte nelle giornate pulite; verso sud, in condizioni ottimali, si intuisce la Sicilia oltre lo Stretto.
Sera: la discesa
Conviene programmare la discesa verso il tramonto, perché la luce sul mare vista dall’alto è la cosa più bella che il Poro offre. Poi si rientra sulla costa per la cena, oppure si resta sull’altopiano se si è scelto un agriturismo.
Dove dormire
Sull’altopiano l’offerta è fatta di agriturismi e B&B a conduzione familiare, spesso legati a un’azienda agricola. È la soluzione più coerente con il territorio e in genere molto più economica della costa. Chi preferisce il mare trova ogni tipo di struttura a Tropea, Capo Vaticano e Vibo Valentia.
Il nome, la storia e il paesaggio che cambia
Sull’origine del toponimo “Poro” non c’è una spiegazione univoca. Le ipotesi più ricorrenti lo collegano a radici antiche legate al concetto di passaggio o di guado, coerenti con il ruolo di transito che l’altopiano ha avuto tra la costa tirrenica e l’interno. È una discussione aperta tra studiosi locali e vale la pena riportarla come tale, senza spacciare un’ipotesi per certezza.
Quello che è documentato è il ruolo agricolo e pastorale del territorio, continuo nei secoli. L’altopiano è stato per lungo tempo una risorsa di pascolo e di cereali per i centri costieri, e questa funzione ha plasmato il paesaggio che si vede oggi: campi aperti, muretti a secco, casolari isolati, poche recinzioni.
Negli ultimi decenni si è aggiunto un elemento nuovo e molto visibile: gli impianti eolici sul crinale. Dividono le opinioni — c’è chi li considera un’alterazione del paesaggio e chi una risorsa coerente con un territorio ventoso — ma sono ormai parte dello skyline del Poro e raccontano qualcosa di reale su questo altopiano: qui il vento c’è, tutto l’anno, ed è lo stesso vento che da secoli asciuga i salumi appesi nelle cantine.
Il Monte Poro e Monteporo
Il Salumificio Latteria Monteporo prende il nome dall’altopiano su cui lavora. La sede è a Spilinga, in provincia di Vibo Valentia, e i prodotti nascono qui: ‘Nduja, salumi stagionati, formaggi e latticini lavorati nello stesso territorio in cui la materia prima viene allevata.
Le carni sono controllate e certificate lungo tutta la filiera, la stagionatura avviene nell’aria dell’altopiano con i tempi che i prodotti richiedono, e il laboratorio è alimentato con energia 100% rinnovabile — una scelta che in un territorio ventoso come questo ha anche un senso di coerenza con il paesaggio.
Trovate la nostra storia nella pagina Chi siamo e i prodotti dell’altopiano nel negozio online: il box piccante è il modo più diretto per assaggiare più cose insieme.
Per informazioni turistiche e territoriali sulla Calabria il riferimento istituzionale è il portale della Regione Calabria, mentre sulle produzioni agroalimentari tradizionali è utile il sito di Slow Food.
Domande frequenti
Dove si trova il Monte Poro?
Il Monte Poro è un altopiano della provincia di Vibo Valentia, in Calabria, nella parte occidentale della provincia. È delimitato a ovest e a nord dal mar Tirreno, a est dalla piana di Vibo e dalle Serre, a sud dalla valle del Mesima. Si affaccia direttamente sulla Costa degli Dei, il tratto di litorale che comprende Tropea, Capo Vaticano e Ricadi: dalle spiagge si sale sull’altopiano in circa mezz’ora di auto.
Quanto è alto il Monte Poro?
L’altopiano si sviluppa in gran parte sopra i settecento metri di quota, con il punto culminante poco oltre i seicento metri nella cima principale. Più che una montagna nel senso classico è un pianoro esteso dai profili morbidi, il che spiega perché sia coltivato e abitato su tutta la sua superficie. La combinazione tra questa quota e la vicinanza del mare è ciò che determina il microclima caratteristico della zona.
Perché la ‘Nduja nasce sul Monte Poro?
Per il microclima. L’altopiano ha aria asciutta e costantemente ventilata, forte escursione termica tra giorno e notte e inverni freddi ma senza estremi grazie alla vicinanza del mare. Sono esattamente le condizioni che servono a un salume crudo per stagionare in modo lento e regolare. A questo si aggiunge una tradizione contadina di allevamento suino e di trasformazione delle carni radicata da secoli, in particolare nel comune di Spilinga.
Cosa si mangia sul Monte Poro?
La ‘Nduja è il prodotto simbolo, ma il repertorio è più ampio: soppressata, capocollo, spianata, pancetta e salsiccia stagionata sul fronte dei salumi; pecorino del Poro, ricotta, provola affumicata e butirro su quello caseario. Si aggiungono l’olio extravergine delle pendici, la cipolla rossa coltivata sul versante costiero, i legumi e gli ortaggi dell’altopiano. È un territorio in cui allevamento e trasformazione avvengono nello stesso luogo.
Cosa vedere sul Monte Poro?
I punti panoramici del crinale, da cui nelle giornate limpide si vedono le Eolie e si intuisce lo Stretto di Messina; le Grotte degli Sbariati a Zungri, insediamento rupestre scavato nella roccia; i borghi dell’altopiano come Spilinga, Rombiolo, Drapia e Joppolo; la Sagra della ‘Nduja a Spilinga in agosto. Non ci sono grandi monumenti: il valore sta nel paesaggio, nei paesi e nella cultura del cibo.
Qual è il periodo migliore per visitare il Monte Poro?
La primavera, per i pascoli in fiore, le temperature miti e l’ottima visibilità sul mare. L’estate funziona bene come rifugio fresco per chi soggiorna sulla costa ed è il periodo della sagra. L’autunno offre luce calda e poca affluenza. L’inverno è la stagione della norcineria ma la meno agevole per il turismo, con giornate corte, nebbia frequente sull’altopiano e molte attività chiuse.





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