La Sila: cosa vedere, quando andare e i sapori dell’altopiano calabrese

Pubblicato il Settembre 16, 2026

l

Da massimiliano85

La Sila è il grande altopiano boscoso che occupa il cuore della Calabria, fra le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone: pinete, laghi e pascoli fra i mille e i millenovecento metri, in una regione che quasi tutti associano soltanto al mare. È questo lo scarto che la rende memorabile — si arriva da spiagge e fichi d’india e in un’ora si finisce in mezzo a pini alti quaranta metri, con l’aria fredda anche ad agosto.

Il nome viene dal latino silva, la foresta, ed è la definizione più onesta che si possa dare del posto. Per secoli la Sila è stata la riserva di legname dell’Italia meridionale e prima ancora di Roma, che qui prendeva la pece e i tronchi per le navi. Quella storia ha lasciato un paesaggio che non assomiglia a nessun’altra parte del Sud: niente terrazzamenti, niente ulivi, ma boschi profondi, radure e mandrie al pascolo.

Oggi la Sila è un parco nazionale e una riserva della biosfera riconosciuta dall’Unesco, e si visita in tutte le stagioni per motivi diversi: con la neve d’inverno, con i funghi e i colori in autunno, con il fresco e i laghi in estate. Questa guida mette in fila cosa vedere, quando andare e — perché è una parte del viaggio che a noi interessa in modo particolare — cosa si mangia.

La raccontiamo da un’altra montagna calabrese. Il Salumificio Latteria Monteporo lavora a Spilinga, sull’altopiano del Monte Poro, a un paio d’ore di strada da qui: due territori d’alta quota che condividono la stessa cultura del pascolo, della stagionatura e del maiale, e che in pochi mettono in relazione. Ci torniamo più avanti.

Dov’è la Sila e come è fatta

L’altopiano si estende per circa centocinquanta chilometri in lunghezza nel settore centro-settentrionale della Calabria, a cavallo di tre province. La quota media si aggira intorno ai 1.200 metri e la cima più alta è il Monte Botte Donato, 1.928 metri, dal quale nelle giornate limpide si vedono contemporaneamente il Tirreno e lo Ionio.

Geologicamente non è un massiccio appuntito ma un grande blocco granitico sollevato, il che spiega la morfologia dolce: poche pareti, molti dossi, ampie conche. Le acque sono state trattenute in tre grandi laghi artificiali costruiti nella prima metà del Novecento per produrre energia idroelettrica, e quei laghi sono diventati il tratto più riconoscibile del paesaggio.

Sila Greca

È il settore settentrionale, in provincia di Cosenza, il meno frequentato dei tre. Deve il nome alla presenza storica di comunità di rito greco-bizantino e ospita alcuni fra i più importanti paesi arbëreshë d’Italia, fondati dai profughi albanesi fra Quattrocento e Cinquecento: San Demetrio Corone, Santa Sofia d’Epiro, Vaccarizzo Albanese. Qui si parla ancora l’arbërisht e la cucina ha ricette che non si trovano altrove in Calabria.

Sila Grande

È il cuore turistico e il settore più esteso: Camigliatello Silano, Lorica, San Giovanni in Fiore, i laghi Arvo e Cecita, il Monte Botte Donato, i Giganti della Sila. Chi dice “vado in Sila” intende quasi sempre questa parte.

Sila Piccola

Il settore meridionale, in provincia di Catanzaro, attorno a Villaggio Mancuso e al lago Ampollino. Più raccolta, più boscosa, con meno servizi turistici e più silenzio. È la zona che preferisce chi cerca sentieri poco battuti.

Il Parco Nazionale della Sila

Il parco nazionale nella forma attuale è stato istituito nel 2002, raccogliendo l’eredità del più antico Parco Nazionale della Calabria, ed è uno dei più estesi del Mezzogiorno. Nel 2014 la Sila è entrata nella rete mondiale delle riserve della biosfera dell’Unesco, un riconoscimento che premia i territori in cui la conservazione della natura convive con le attività umane tradizionali — che in Sila significa pastorizia, selvicoltura e allevamento.

Il simbolo botanico del parco è il pino laricio calabrese, una sottospecie del pino nero che cresce dritta e altissima e che è stata per secoli il motivo economico dell’intera zona. Fra la fauna, il parco ospita il lupo appenninico, il capriolo italico reintrodotto dopo anni di assenza e lo scoiattolo nero calabrese, che qui è di casa e che i bambini vedono senza difficoltà nelle aree attrezzate.

Informazioni aggiornate su sentieri, aperture e visite guidate si trovano sul sito dell’Ente Parco Nazionale della Sila.

Cosa vedere in Sila: i dieci luoghi che contano

Non è un territorio da monumenti: è un territorio da luoghi. Questi sono quelli che vale la pena mettere in un itinerario, in ordine di importanza più che geografico.

I Giganti della Sila

Nella riserva di Fallistro, a pochi minuti da Camigliatello, sopravvive un gruppo di pini larici monumentali alti fino a quarantacinque metri, con tronchi che due persone non riescono ad abbracciare. Hanno diverse centinaia di anni e sono scampati a ogni taglio perché appartenevano a una famiglia che decise di non venderli. Oggi il bene è tutelato dal FAI e si visita con un percorso breve e pianeggiante, adatto a tutti. È il posto che resta più impresso a chi viene per la prima volta.

Il lago Arvo e Lorica

Lorica è il paese affacciato sul lago Arvo, con la passeggiata lungolago, le barche a remi in estate e gli impianti di risalita verso il Botte Donato in inverno. È il luogo più fotografato della Sila e in agosto anche il più affollato, ma fuori stagione ha un silenzio che ripaga.

Il lago Cecita

Più grande e più selvatico dell’Arvo, circondato da pascoli aperti dove si incontrano vacche podoliche. Sulle sue sponde si trova il Centro Visita Cupone del parco, con sentieri didattici, un museo naturalistico e le aree faunistiche dove osservare cervi, caprioli e lupi in condizioni protette. È la tappa giusta con i bambini.

San Giovanni in Fiore e l’Abbazia Florense

Il centro più popoloso dell’altopiano deve la sua esistenza a Gioacchino da Fiore, il teologo e abate che alla fine del XII secolo fondò qui il suo monastero e l’ordine florense. L’abbazia, con la sua facciata austera e la cripta, è il monumento più importante della Sila, e il centro storico che le sta intorno conserva ancora l’aspetto di un borgo montano antico. San Giovanni in Fiore è anche la capitale della tessitura tradizionale calabrese al telaio.

Camigliatello Silano

La località turistica principale: piste da sci in inverno, mercato dei funghi in autunno, negozi di prodotti tipici tutto l’anno. È la base logistica più comoda per chi non vuole spostarsi di continuo.

Il Monte Botte Donato

La vetta più alta, raggiungibile con la seggiovia da Lorica o a piedi per sentiero. Dalla cima, nelle giornate di tramontana, si vedono il Tirreno da una parte e lo Ionio dall’altra, e in lontananza il cono dell’Etna.

La ferrovia della Sila

Un tratto di ferrovia a scartamento ridotto percorso in estate da un treno a vapore storico fra Moccone, Camigliatello e San Nicola Silvana Mansio, una delle stazioni ferroviarie più alte d’Italia. È un’ora e mezza dentro il bosco a passo d’uomo, e va prenotata per tempo.

Villaggio Mancuso e la Sila Piccola

Un insediamento turistico degli anni Trenta con i caratteristici villini in legno e pietra, oggi base per le escursioni della Sila catanzarese e sede del Centro Visita Antonio Garcea.

Il lago Ampollino

Il primo dei tre invasi a essere costruito, il più appartato. Strada panoramica lungo le sponde, pochissime costruzioni, pinete fin sul bordo dell’acqua.

I borghi arbëreshë della Sila Greca

San Demetrio Corone con il suo collegio italo-albanese, Santa Sofia d’Epiro, Vaccarizzo: paesi dove la lingua, il rito religioso e la cucina raccontano cinquecento anni di storia adriatica trapiantata in Calabria.

Quando andare in Sila: le quattro stagioni

È uno dei pochi posti del Sud in cui la stagione cambia davvero l’esperienza, non solo la temperatura.

Inverno: la neve

Da dicembre a marzo la Sila è la montagna sciistica della Calabria, con gli impianti di Lorica e Camigliatello. Le quote non sono alpine ma la neve, quando arriva, è abbondante e dura. Vale anche per chi non scia: le ciaspolate nelle pinete innevate sono l’attività più bella dell’altopiano.

Primavera: le fioriture e l’acqua

Fra aprile e giugno i pascoli si riempiono di fiori, i torrenti sono gonfi e i sentieri sono al massimo della percorribilità. È la stagione migliore per camminare e la meno affollata in assoluto.

Estate: il fresco

Luglio e agosto sono i mesi in cui la Sila si riempie, ed è facile capire perché: mentre sulla costa si superano i trentacinque gradi, a 1.300 metri la sera si mette una felpa. I laghi si usano per canoa e pedalò, non per bagnarsi — l’acqua resta fredda.

Autunno: i funghi e i colori

Per molti è la stagione migliore. Settembre e ottobre portano i porcini, le sagre, il foliage dei faggi e una luce che i fotografi aspettano tutto l’anno. È anche il periodo in cui il turismo di massa si è già ritirato.

Cosa si mangia in Sila

La cucina silana è una cucina di montagna dentro una regione mediterranea, e questa contraddizione è esattamente il suo interesse. Niente pesce, niente agrumi: patate, funghi, formaggi, carne di maiale e legumi.

La patata della Sila IGP

È il prodotto simbolo dell’altopiano e una delle poche patate italiane con indicazione geografica riconosciuta. Cresce in terreni granitici sabbiosi fra i 1.000 e i 1.500 metri, ha pasta compatta e un contenuto d’acqua basso, e questo la rende eccezionale al forno e in padella. Il piatto che la mette meglio in evidenza sono le patate ’mpacchiuse, cotte lentamente finché non si attaccano fra loro formando una crosta.

I funghi

Porcini soprattutto, ma anche ovuli, rositi e chiodini. Il mercato di Camigliatello in autunno è un’istituzione, e la conservazione sott’olio è il modo tradizionale di farli durare tutto l’anno: ne abbiamo parlato nella guida ai funghi sott’olio.

Il caciocavallo silano DOP

Il formaggio a pasta filata che prende il nome proprio da questo altopiano, anche se la zona di produzione riconosciuta è molto più ampia e comprende diverse regioni del Sud. Stagionato, si scioglie in padella e si mangia a scaglie: gli abbiamo dedicato una guida completa.

I salumi e il suino nero

La Sila è una delle aree di allevamento storico del suino nero di Calabria, la razza autoctona allevata allo stato semibrado nei boschi, che si nutre di ghiande e castagne. Da qui vengono capocolli, soppressate e pancette che hanno molto in comune con quelli prodotti sulle altre montagne calabresi — compresa la nostra. La panoramica regionale è nella guida ai salumi calabresi.

I piatti da cercare

  • Pasta e patate alla silana, con pecorino e pepe.
  • Pasta con i funghi porcini freschi in stagione.
  • Capra alla silana, stufata a lungo con patate ed erbe.
  • Zuppa di legumi e castagne.
  • Frittata di patate della Sila, semplice e memorabile.
  • Grano grattugiato o lagane e ceci, i primi poveri della tradizione contadina.

Per un quadro complessivo della cucina regionale rimandiamo alla nostra guida ai piatti tipici calabresi e a quella sui prodotti tipici calabresi.

La Sila e il Monte Poro: due montagne che si somigliano

C’è una cosa che chi visita la Calabria coglie raramente: la regione ha più di un altopiano, e quelli minori hanno storie parallele a quella della Sila.

Il Monte Poro, dove lavoriamo, è un altopiano molto più piccolo e molto più basso — sta intorno ai 700 metri e si affaccia direttamente sul mare di Tropea e Capo Vaticano — ma condivide con la Sila la stessa struttura economica antica: pascolo, allevamento, formaggi, maiale e stagionatura. Dove la Sila ha il pino laricio, il Poro ha i pascoli ventosi; dove la Sila ha il caciocavallo silano, il Poro ha il pecorino del Poro.

La differenza sta nel clima. La Sila è montagna vera, con inverni lunghi e neve; il Poro è un balcone sul Tirreno battuto dal vento, dove l’aria salmastra entra nelle stagionature. È il motivo per cui i salumi dei due territori, pur partendo dalle stesse razze e dalle stesse spezie, non hanno lo stesso profumo.

Chi organizza un viaggio in Calabria di una settimana ha tutto l’interesse a vederli entrambi: dalla Sila alla Costa degli Dei sono circa due ore di strada, e il contrasto fra i due paesaggi è la cosa più calabrese che si possa sperimentare in un giorno solo.

Come arrivare e come muoversi

In auto

È l’unico modo davvero pratico. Dall’autostrada A2 del Mediterraneo si sale da Cosenza verso Camigliatello (circa quaranta minuti) oppure da Lamezia e Catanzaro verso la Sila Piccola. Le strade interne sono panoramiche e ben tenute, ma d’inverno le catene possono servire davvero: non è una formalità.

Con i mezzi

Esistono collegamenti in autobus da Cosenza verso i centri principali, ma con frequenze pensate per i residenti. La ferrovia storica è un’attrazione turistica, non un mezzo di trasporto.

Dove dormire

Camigliatello e Lorica hanno l’offerta alberghiera più ampia; la Sila Piccola e la Sila Greca puntano su agriturismi e case rurali, che sono anche il modo migliore per mangiare bene. In alta stagione — Ferragosto e le settimane di neve — si prenota con largo anticipo.

Tre itinerari pronti

Un giorno

Mattina ai Giganti della Sila e a Camigliatello, pranzo in un agriturismo, pomeriggio al lago Cecita con sosta al Centro Visita Cupone. Rientro al tramonto.

Un fine settimana

Sabato: Camigliatello, Giganti, lago Cecita, notte a Lorica. Domenica: seggiovia o sentiero per il Botte Donato, giro del lago Arvo, pomeriggio a San Giovanni in Fiore per l’Abbazia Florense.

Una settimana in Calabria

Due giorni in Sila, uno di trasferimento lento verso la costa tirrenica, tre giorni fra Tropea, Capo Vaticano e l’altopiano del Monte Poro. Montagna, mare e due cucine diverse nello stesso viaggio.

Se vuoi portarti a casa i sapori della Calabria d’altura senza dover girare i mercati, nel nostro negozio trovi salumi e formaggi prodotti a Spilinga con carni controllate, lavorazione artigianale e uno stabilimento alimentato a energia 100% rinnovabile. Per consigli o informazioni: info@monteporo-spilinga.it, +39 0963 65238.

Domande frequenti sulla Sila

Dove si trova la Sila?

La Sila è il grande altopiano che occupa il settore centro-settentrionale della Calabria, a cavallo delle province di Cosenza, Catanzaro e Crotone. Si estende per circa centocinquanta chilometri in lunghezza, con una quota media intorno ai 1.200 metri e la cima più alta nel Monte Botte Donato, 1.928 metri. Si divide in tre settori: Sila Greca a nord, Sila Grande al centro — quella dei laghi e delle località turistiche — e Sila Piccola a sud, in provincia di Catanzaro.

Cosa vedere in Sila in un giorno?

Con una sola giornata a disposizione il percorso più efficace è la riserva dei Giganti della Sila a Fallistro, dove sopravvivono pini larici monumentali alti fino a quarantacinque metri, seguita da una sosta a Camigliatello Silano per il pranzo e i prodotti tipici, e dal pomeriggio sul lago Cecita con visita al Centro Visita Cupone del parco e alle sue aree faunistiche. Sono tre tappe vicine fra loro che danno un’idea completa del paesaggio senza trasferimenti lunghi.

Qual è il periodo migliore per visitare la Sila?

Dipende da cosa si cerca, perché qui la stagione cambia davvero l’esperienza. L’autunno, fra settembre e ottobre, è per molti il momento migliore: porcini, sagre, foliage e pochissima folla. La primavera, da aprile a giugno, è ideale per camminare, con i pascoli fioriti e i sentieri al massimo della percorribilità. L’estate offre il fresco a 1.300 metri mentre sulla costa si superano i trentacinque gradi, ma è la stagione più affollata. L’inverno porta la neve e gli impianti sciistici di Lorica e Camigliatello.

Cosa sono i Giganti della Sila?

Sono un gruppo di pini larici calabresi monumentali che si trovano nella riserva di Fallistro, a pochi minuti da Camigliatello. Hanno diverse centinaia di anni, superano i quaranta metri di altezza e hanno tronchi che due persone faticano ad abbracciare. Si sono salvati da ogni taglio perché appartenevano a una famiglia che decise di non venderli. Oggi il bene è tutelato dal FAI e si visita con un percorso breve e pianeggiante, adatto anche a bambini e anziani.

Si può sciare in Sila?

Sì. La Sila è la montagna sciistica della Calabria e ha due poli principali, Lorica sul lago Arvo e Camigliatello Silano, attivi indicativamente da dicembre a marzo quando la neve è sufficiente. Le quote non sono quelle alpine, ma quando nevica l’innevamento è abbondante e persistente. Anche per chi non scia l’inverno vale il viaggio: le ciaspolate nelle pinete innevate sono probabilmente l’attività più suggestiva che l’altopiano offra.

Cosa si mangia in Sila?

Una cucina di montagna dentro una regione mediterranea: niente pesce e niente agrumi, ma patate, funghi, formaggi, maiale e legumi. I prodotti simbolo sono la patata della Sila IGP, che cresce in terreni granitici sabbiosi oltre i mille metri, i funghi porcini dell’autunno, il caciocavallo silano DOP e i salumi di suino nero di Calabria. I piatti da cercare sono la pasta e patate alla silana, le patate ‘mpacchiuse, la capra alla silana stufata e le zuppe di legumi e castagne.

Quanto dista la Sila dal mare?

Molto poco, ed è una delle caratteristiche che sorprendono di più. Dalla costa tirrenica all’altopiano si sale in circa quaranta minuti da Cosenza verso Camigliatello, e dalla Sila alla Costa degli Dei, dove si trovano Tropea e Capo Vaticano, servono all’incirca due ore di strada. Dalla cima del Monte Botte Donato, nelle giornate limpide di tramontana, si vedono contemporaneamente il Tirreno e lo Ionio, e in lontananza il cono dell’Etna.

La Sila è un parco nazionale?

Sì. Il Parco Nazionale della Sila nella sua forma attuale è stato istituito nel 2002, raccogliendo l’eredità del più antico Parco Nazionale della Calabria, ed è uno dei più estesi del Mezzogiorno. Nel 2014 la Sila è inoltre entrata nella rete mondiale delle riserve della biosfera dell’Unesco, un riconoscimento che premia i territori dove la conservazione della natura convive con le attività umane tradizionali, qui rappresentate da pastorizia, selvicoltura e allevamento.

L’altra Calabria

Chi arriva in Sila per la prima volta di solito ci arriva per caso, magari come gita di una giornata durante una vacanza al mare, e poi torna. Il motivo è che smonta l’idea che si aveva della regione: non un’unica Calabria di spiagge e peperoncino, ma un territorio con più altitudini, più climi e più cucine, che convivono a un’ora di distanza l’uno dall’altro.

Dall’altopiano del Monte Poro, dove produciamo i nostri salumi e formaggi, la Sila si vede all’orizzonte nelle giornate limpide. Sono due montagne diverse che fanno lo stesso mestiere da secoli. Se passi da queste parti, scrivici: ti diciamo volentieri dove mangiare bene sulla strada.

Scritto da massimiliano85

Benvenuti nel nostro blog

Filtra in base alle recensioni

Prodotti più acquistati

Categorie

commenti

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post correlati

0