Il caciocavallo silano DOP e’ uno dei formaggi più antichi e identitari del Sud Italia. Riconoscibile per la sua forma a pera con testina caratteristica, viene prodotto in cinque regioni del Mezzogiorno secondo un disciplinare europeo del 1996. La Calabria, e in particolare la Sila e le aree montane vicine come l’altopiano del Monte Poro, e’ una delle culle storiche di questo formaggio a pasta filata, vanto della tradizione casearia meridionale.
A Spilinga e nei comuni del Poro, dove ha sede il nostro laboratorio Monteporo, il caciocavallo si produce da sempre. Le forme appese in coppia, legate con corde di canapa, sono l’immagine classica delle cantine di stagionatura calabresi. Insieme al pecorino del Poro, il caciocavallo costituisce il cuore della produzione casearia del nostro altopiano.
In questa guida ti raccontiamo cos’è davvero il caciocavallo silano DOP, qual è la sua storia millenaria, come si produce a mano nelle cantine calabresi, le tre stagionature canoniche, le proprietà nutrizionali, gli abbinamenti gastronomici con i salumi del Monte Poro e come riconoscere quello autentico. Una guida pratica scritta da chi vive ogni giorno questa tradizione casearia.
Cos’è il caciocavallo silano DOP
Il caciocavallo silano DOP è un formaggio a pasta filata, semiduro, prodotto con latte vaccino intero crudo. La sua forma caratteristica è quella di una pera con testina sferica sulla parte superiore, dovuta al sistema di appensione in coppia con una corda durante la fase di asciugatura.
Il disciplinare DOP (Reg. CE 1263/96) limita la produzione a cinque regioni del Sud Italia: Calabria, Basilicata, Campania, Molise e Puglia. La denominazione si riferisce all’altopiano della Sila in Calabria, considerato la zona originaria di produzione, ma la tradizione si è storicamente diffusa a tutti i territori montani del Mezzogiorno.
La forma intera del caciocavallo silano pesa tra 1 e 2,5 chili. La crosta esterna è sottile, liscia, di colore giallo paglierino che si scurisce con la stagionatura. La pasta interna è bianca o paglierino chiaro, compatta, con piccoli occhi sparsi e quella tipica filatura visibile quando si taglia.
Il nome: cavallo o caciocavallo?
L’origine del nome “caciocavallo” è dibattuta. La spiegazione più accreditata è che derivi dall’antica abitudine di legare le forme a coppia e farle stagionare “a cavallo” di una pertica orizzontale, come due bisacce sulla sella di un cavallo. Altre fonti la fanno risalire al marchio del cavallo che alcuni casari napoletani impressionavano sulle forme nel Medioevo. Una terza ipotesi, meno diffusa, la riconduce al termine greco “kasos kaballos”.
Storia millenaria del caciocavallo nel Sud Italia
Le origini del caciocavallo si perdono nell’antichità. Le prime descrizioni di formaggi a pasta filata appesi in coppia compaiono già nei testi di Ippocrate (V secolo a.C.) e successivamente in Plinio il Vecchio (I secolo d.C.), che cita un formaggio prodotto dai pastori del Sud Italia con tecniche simili al caciocavallo moderno.
Nel Medioevo il caciocavallo era già un alimento centrale dell’economia montana meridionale. I pastori transumavano dalle pianure costiere agli altopiani durante l’estate e producevano forme di formaggio che venivano stagionate e poi vendute nei mercati cittadini. Le abbazie e i monasteri calabresi conservavano caciocavalli per anni come riserva alimentare e moneta di scambio.
Nel Regno di Napoli, fra Sei e Settecento, il caciocavallo era considerato uno dei formaggi più pregiati. Le corti aristocratiche napoletane lo servivano stagionato 24-36 mesi accompagnato a vini liquorosi. Il caciocavallo silano in particolare era apprezzato per la dolcezza della pasta giovane e la complessità di quella stagionata.
L’iter di riconoscimento DOP è stato avviato negli anni Ottanta del Novecento e si è concluso nel 1996 con il Regolamento CE 1263. Oggi il Consorzio di Tutela del Caciocavallo Silano controlla circa cento caseifici associati nelle cinque regioni del disciplinare.
Come si produce il caciocavallo silano
La produzione del caciocavallo silano DOP segue una tecnica tramandata da secoli e oggi riconosciuta dal disciplinare europeo. Ogni passaggio richiede esperienza, mani esperte e tempi precisi: il casaro non guarda l’orologio ma il latte e ne ascolta i segnali.
La materia prima
Il caciocavallo silano DOP si produce esclusivamente con latte vaccino intero crudo, proveniente da bovine allevate nei territori del disciplinare e nutrite prevalentemente con pascoli ed erba locale. La razza più diffusa nelle aziende calabresi è la Podolica, antica razza autoctona del Sud, le cui vacche pascolano in modalità semi-brada sulle montagne e producono un latte particolarmente ricco e aromatico.
Sull’altopiano del Monte Poro, dove abbiamo il nostro laboratorio Monteporo a Spilinga, le aziende che producono caciocavallo lavorano latte fresco appena munto, raccolto due volte al giorno e portato al caseificio entro poche ore.
Coagulazione e rottura della cagliata
Il latte viene scaldato a 36-38 gradi e cagliato con caglio di vitello. Dopo 25-30 minuti la cagliata è pronta per essere rotta in granuli di dimensione paragonabile a un chicco di mais. La rottura è un momento delicato: troppo fine si rischia una pasta molle, troppo grossolana una pasta porosa.
La cagliata rotta resta a riposo coperta nel siero caldo per altri 30-60 minuti, durante i quali avviene la fase di “maturazione”. È qui che il pH scende fino al punto giusto per la successiva filatura: un valore tra 4,9 e 5,2 è considerato ideale dai casari calabresi.
La filatura: il momento decisivo
La filatura è il passaggio caratterizzante del caciocavallo (e di tutti i formaggi a pasta filata, come la mozzarella e la provola). La cagliata maturata viene immersa in acqua calda (80-90 gradi) e lavorata a mano con bastoni di legno. Il casaro la tira, la avvolge, la stira fino a quando i filamenti diventano elastici, lucidi, omogenei.
Il gesto è atletico: in pochi minuti il casaro lavora chili di cagliata, rovesciandola continuamente per ottenere la giusta struttura. È un’arte che si impara solo facendola. Le forme vengono modellate a mano “a pera”, con la testina sferica in alto separata dal resto del corpo da una stretta a metà.
Salatura e asciugatura
Le forme appena modellate vengono immerse in salamoia satura di sale per 6-12 ore, in base al peso. La salatura conferisce sapore e contribuisce alla conservazione. Dopo la salamoia le forme vengono asciugate appese in coppie con una corda, in stanze ventilate, per 7-10 giorni. È qui che assumono la forma definitiva con la testina caratteristica.
Stagionatura
La stagionatura del caciocavallo silano avviene in cantine fresche e umide, con temperature controllate (10-15 gradi) e umidità intorno all’80%. Il disciplinare prevede una stagionatura minima di 30 giorni, ma le tipologie più pregiate maturano per 6, 12, 24 mesi e oltre.
Le tre stagionature del caciocavallo silano
Il caciocavallo silano DOP si declina in tre tipologie principali in base alla stagionatura, ciascuna con caratteristiche di sapore, consistenza e usi differenti.
Caciocavallo silano fresco (30-60 giorni)
La versione giovane del caciocavallo silano ha una pasta bianca, morbida, con un sapore delicato di latte e burro. È perfetto da tagliare a fette, alla griglia (il famoso “caciocavallo impiccato” delle sagre calabresi), come ingrediente di antipasti freddi, su pizze rustiche e focacce. La testina è soda ma morbida, la crosta è sottile e si mangia.
Caciocavallo silano semistagionato (3-6 mesi)
Tra i 3 e i 6 mesi il caciocavallo entra in una fase intermedia, considerata da molti casari calabresi il momento ideale di consumo. La pasta diventa paglierino, più compatta, con un sapore equilibrato tra dolce e leggermente piccante. Si presta agli abbinamenti con i salumi: una fetta di caciocavallo semistagionato e una di capocollo calabrese su pane casareccio sono un classico della tavola del Monte Poro.
Caciocavallo silano stagionato (12-24+ mesi)
Le forme stagionate oltre l’anno raggiungono la pienezza espressiva. La pasta diventa giallo paglierino intenso, più asciutta, con piccoli cristalli di tirosina che scrocchiano sotto i denti. Il sapore si fa complesso: aromi di nocciola, fieno, leggera piccantezza, una persistenza lunga al palato. È il caciocavallo da meditazione, da degustare a piccoli pezzi con un bicchiere di vino rosso importante o di Marsala.
Proprietà nutrizionali del caciocavallo silano
Il caciocavallo silano è un formaggio a pasta dura con contenuto nutrizionale tipico dei formaggi stagionati italiani. Cento grammi di prodotto apportano in media 380-430 calorie, con un contenuto proteico elevato (24-30 g) e grassi compresi tra il 28 e il 35%, in base alla stagionatura.
È una buona fonte di proteine nobili, di calcio (oltre 700 mg per 100 g), fosforo, vitamine del gruppo B (in particolare B2 e B12), vitamina A. Il latte crudo da cui si produce mantiene una parte significativa dei microrganismi originari, che contribuiscono al profilo aromatico e digestivo del formaggio stagionato.
Come per tutti i formaggi stagionati, il caciocavallo va consumato con misura nell’ambito di una dieta varia. Una porzione standard è di 50-80 grammi. Le persone con intolleranza al lattosio possono spesso tollerarlo bene nelle versioni più stagionate, dove il lattosio è quasi completamente fermentato.
Caciocavallo silano in cucina: usi tradizionali e creativi
Il caciocavallo silano è uno dei formaggi più versatili della cucina meridionale. La sua pasta filata si presta a molteplici preparazioni, dal crudo a freddo alla griglia, dalle pizze rustiche ai timballi di pasta. Ecco alcuni usi che amiamo particolarmente.
Caciocavallo impiccato (alla brace)
È la preparazione più scenografica e teatrale del caciocavallo. Una forma intera viene appesa a una corda sopra le braci ardenti del camino. Mentre si scioglie lentamente, si raccoglie il formaggio fuso direttamente in piatti con fette di pane casareccio sottostante. Il gesto, le braci, l’aroma del formaggio sciolto creano una scena conviviale tipica delle sagre calabresi e dei ristoranti tradizionali del Sud.
Caciocavallo grigliato
Più semplice e domestica della versione “impiccata”, la grigliata di caciocavallo si fa tagliando fette spesse di formaggio giovane e cuocendole su griglia rovente per pochi minuti per lato. La crosta si dora, l’interno diventa cremoso. Si serve su bruschetta con un filo di miele d’arancio o di castagno e, per chi ama il piccante, una punta di ‘Nduja spalmabile.
Pasta al forno con caciocavallo
Nei timballi tradizionali del Sud Italia il caciocavallo è uno dei formaggi più usati. Tagliato a dadini si scioglie negli strati di pasta al forno, conferendo cremosità e quel sapore deciso che resta in bocca. Un classico è il timballo di anelletti con caciocavallo e ragù; in Calabria spesso si arricchisce con ‘Nduja per dare carattere piccante.
Tagliere di caciocavallo e salumi
Il tagliere calabrese non è completo senza una buona fetta di caciocavallo. Il semistagionato bilancia magnificamente la sapidità dei salumi del Monte Poro: capocollo, soppressata, spianata e ‘Nduja trovano nel caciocavallo l’alleato perfetto. Da accompagnare con olive nere, fichi secchi, miele e pane casareccio.
Caciocavallo nella cucina creativa
Negli ultimi anni il caciocavallo è entrato nei menù della cucina contemporanea italiana. Lo troviamo come crema di caciocavallo nei piatti gourmet, scaglie di caciocavallo stagionato su carpacci di carne cruda, ripieno di ravioli, ingrediente di cremose vellutate autunnali con zucca e cipolla di Tropea.
Abbinamenti col caciocavallo silano
Il caciocavallo silano DOP si presta a numerosi abbinamenti, sia in cucina sia in degustazione. Eccone alcuni dei più riusciti, dalla tavola tradizionale calabrese alla degustazione moderna.
Caciocavallo e ‘Nduja
L’abbinamento più calabrese di tutti. Il dolce-piccante del caciocavallo semistagionato e il piccante intenso della ‘Nduja del Monte Poro si bilanciano in maniera musicale. Provalo come crostino: pane casareccio tostato, fetta sottile di caciocavallo semistagionato, una punta di ‘Nduja spalmabile, una goccia di miele. Un boccone che concentra il Sud Italia.
Caciocavallo e salumi del Poro
Il caciocavallo è il compagno ideale dei salumi calabresi della tradizione. Il capocollo stagionato col suo profumo di pepe e spezie incontra magnificamente la dolcezza del caciocavallo fresco. La soppressata con i suoi grani grossi di carne stagionata trova armonia col caciocavallo semistagionato. La spianata calabra con il suo piccante moderato si abbina al caciocavallo stagionato.
Caciocavallo e frutta
Una fetta di caciocavallo stagionato con pere, fichi secchi, uva fragola o melograno è una merenda perfetta. Il dolce della frutta esalta i sentori complessi del formaggio maturo. Per chi ama gli accostamenti decisi, un cucchiaino di marmellata di cipolla rossa di Tropea o di mostarda di bergamotto sposa benissimo il caciocavallo stagionato.
Caciocavallo e vino
I vini per il caciocavallo cambiano in base alla stagionatura. Il fresco chiede vini bianchi calabresi giovani, fragranti, fruttati (Greco di Bianco, Mantonico). Il semistagionato si abbina bene a rossi calabresi di medio corpo (Cirò rosso, Magliocco). Lo stagionato richiede vini importanti: rossi calabresi invecchiati, ma anche vini liquorosi come il Marsala vergine o il passito calabrese.
Caciocavallo silano e Monte Poro: una tradizione casearia di altopiano
L’altopiano del Monte Poro è una delle zone calabresi storicamente legate alla produzione casearia. Insieme alla Sila e alla Presila, è uno dei luoghi dove il caciocavallo ha radici antiche. Le malghe e i caseifici di Spilinga, Joppolo, Ricadi e Zungri portano avanti questa tradizione da generazioni.
Le condizioni del Monte Poro sono ideali per la produzione casearia: pascoli ad alta quota, clima fresco e ventilato, latte di razze autoctone, esperienza tramandata da padre in figlio. Insieme al pecorino del Poro, il caciocavallo costituisce la coppia regina dei formaggi dell’altopiano.
Per chi sale al Monte Poro in viaggio gastronomico, una sosta nei piccoli caseifici locali è un’esperienza che vale il viaggio. La degustazione di caciocavallo a vari livelli di stagionatura accanto al pecorino del Poro fresco e stagionato è un viaggio sensoriale completo. Spesso si aggiunge una fetta di pane casareccio e un assaggio dei nostri salumi calabresi: il quadro della tavola del Poro è completo.
Come riconoscere il caciocavallo silano autentico
Sui banchi dei supermercati e dei mercati si trovano formaggi a forma di pera chiamati “caciocavallo” che non sono il caciocavallo silano DOP. Per riconoscere quello autentico bisogna prestare attenzione ad alcuni elementi precisi.
Il marchio DOP
Il primo elemento da cercare è il marchio DOP dell’Unione Europea, quel cerchio giallo e rosso che identifica le Denominazioni di Origine Protetta. Sulle forme intere autentiche è anche presente il logo del Consorzio di Tutela del Caciocavallo Silano. Sui prodotti porzionati o in tranci la dicitura “Caciocavallo Silano DOP” deve essere chiaramente leggibile in etichetta.
Aspetto, taglio e profumo
Il caciocavallo autentico ha forma di pera con testina ben evidente, crosta liscia di colore giallo paglierino, peso tra 1 e 2,5 chili. Al taglio la pasta è bianca o paglierina, compatta, con piccoli occhi sparsi e quella tipica filatura visibile. Il profumo è lattico, leggermente erbaceo nel fresco, più intenso e di nocciola nello stagionato.
Diffidare delle imitazioni
Numerose imitazioni industriali si chiamano semplicemente “caciocavallo” senza specificazione DOP. Possono essere prodotti corretti ma generici, non legati al territorio del disciplinare. La differenza nel sapore è significativa: il caciocavallo silano DOP ha complessità aromatica che le imitazioni difficilmente raggiungono.
Conservare il caciocavallo silano
Il caciocavallo si conserva bene se rispetti alcune regole. Le forme intere stagionate possono durare mesi in cantina fresca; le porzioni tagliate richiedono più attenzione.
Forma intera
Una forma intera di caciocavallo stagionato si conserva appesa in cantina fresca (10-15 gradi) con buona ventilazione, lontano dalla luce diretta. La crosta naturale protegge la pasta interna per mesi. Verificare periodicamente che non si formino muffe estese: piccole macchie superficiali si possono rimuovere strofinando con un panno asciutto.
Caciocavallo tagliato
Una porzione tagliata va conservata in frigorifero, nello scomparto meno freddo (4-6 gradi), avvolta in carta da formaggio o in un canovaccio di cotone. La pellicola alimentare è sconsigliata perché impedisce la traspirazione e favorisce la formazione di muffe. Una buona porzione di caciocavallo si conserva 2-3 settimane.
Si può congelare?
Il caciocavallo si può congelare ma con qualche compromesso. Si taglia a porzioni o si grattugia, si confeziona in sacchetti per surgelati e si conserva fino a 3 mesi. Dopo lo scongelamento la consistenza è leggermente alterata: meglio usarlo cotto, in pasta al forno, gratin, frittate.
Domande frequenti sul caciocavallo silano DOP
Qual è la differenza tra caciocavallo e caciocavallo silano DOP?
Il “caciocavallo” è un nome generico usato per formaggi a pasta filata stagionati a forma di pera, prodotti in tutto il Sud Italia. Il “caciocavallo silano DOP” è invece la denominazione protetta riconosciuta dall’Unione Europea che identifica solo le forme prodotte secondo il disciplinare (Reg. CE 1263/96) in cinque regioni del Mezzogiorno: Calabria, Basilicata, Campania, Molise e Puglia. Solo queste possono fregiarsi del marchio DOP.
Quanto tempo va stagionato il caciocavallo?
Il disciplinare prevede una stagionatura minima di 30 giorni. Le tre tipologie principali sono: fresco (30-60 giorni, pasta morbida e sapore delicato), semistagionato (3-6 mesi, equilibrato e versatile), stagionato (12-24 mesi e oltre, complesso e aromatico). Ogni tipologia ha usi e abbinamenti diversi.
Si può mangiare la crosta del caciocavallo?
La crosta del caciocavallo silano è naturale, sottile e si forma per evaporazione durante la stagionatura. Può essere mangiata senza problemi quando il formaggio è fresco o semistagionato. Sulle forme molto stagionate la crosta diventa più dura e meno gradevole: in questi casi si toglie. Vale comunque la pena assaggiarla per cogliere tutte le sfumature aromatiche.
Il caciocavallo silano è adatto agli intolleranti al lattosio?
Le persone con intolleranza al lattosio possono spesso tollerare bene il caciocavallo stagionato (oltre 6 mesi), dove il lattosio è quasi completamente fermentato dai batteri lattici. La versione fresca contiene invece quantità maggiori di lattosio residuo e va consumata con cautela. È sempre meglio consultare il proprio medico in caso di intolleranza significativa.
Con quali salumi si abbina meglio?
Il caciocavallo è il compagno ideale dei salumi calabresi. Il fresco si sposa bene con il capocollo dolce. Il semistagionato è perfetto con tutti i salumi del Monte Poro: capocollo, soppressata, spianata e ‘Nduja. Lo stagionato si abbina splendidamente alla soppressata piccante e al capocollo stagionato lungo.
Dove comprarlo autentico?
Il caciocavallo silano DOP autentico si trova nei caseifici del Consorzio (in particolare sull’altopiano della Sila e sui rilievi calabresi come il Monte Poro), nelle botteghe specializzate in formaggi italiani in tutta Italia, e attraverso lo shop online dei produttori certificati. Per acquisti online verificare sempre la presenza del marchio DOP e del logo del Consorzio.
Caciocavallo silano: un pezzo di Sud Italia da assaggiare
Per chiudere, una riflessione. Il caciocavallo silano DOP racconta una storia che attraversa duemila anni di pastorizia meridionale. Dalle prime descrizioni di Ippocrate alle cantine dei monasteri medievali, dalle corti aristocratiche napoletane alle case contadine dell’altopiano calabrese, il caciocavallo è sempre stato presente nella tavola del Sud.
A noi di Monteporo, che produciamo a Spilinga sull’altopiano del Monte Poro con energia 100% rinnovabile, il caciocavallo silano DOP racconta la stessa filosofia del nostro lavoro: tradizione, materia prima locale, lavorazione artigianale, tempo dato al prodotto. Una stessa cultura del cibo che lega ‘Nduja, salumi calabresi, formaggi del Poro e caciocavallo silano in un racconto unico della Calabria che mangia bene.
Vuoi assaggiare insieme questi sapori a casa tua? Dai un’occhiata al nostro shop online e alle nostre box assaggio: ti arriveranno a casa salumi e prodotti del Monte Poro pronti per essere accompagnati a un buon caciocavallo silano DOP.
Per approfondire altre eccellenze calabresi leggi anche le nostre guide al pecorino del Poro, ai piatti tipici calabresi e al territorio del Poro. Per chi vuole conoscere meglio il mondo dei formaggi DOP italiani, consigliamo la pagina ufficiale del portale Qualigeo e i materiali di Slow Food sulla biodiversità casearia.




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